Geometrie verticali
Rassegna Locarno Arte
Mostra personale
A cura di Alessia Bottaro e Rudy Chiappini
Pinacoteca Comunale Casa Rusca Locarno
Fotografie di Antonio Maniscalco
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In divenire
testo di Alessia Bottaro

“Questo è il mio territorio, il mio spazio, la mia casa. Se non avessi questo posto non saprei cosa fare. Qui effettivamente si concentra tutta la mia vita, tutta la mia ricerca artistica. Tutto il mio lavoro è qui dentro.” Descrive così Alex Dorici il suo atelier o meglio Artelier, luogo ideale per cogliere le fasi della sua produzione creativa, per comprendere il percorso evolutivo del suo linguaggio, la coerenza della sua ricerca. Nello studio illuminato da lampade al neon ritroviamo pertanto tutti i materiali da lui utilizzati, dalle tele ai rotoli di nastro adesivo e alle scatole di cartone, dalle palline da tennis alle corde, fino alle piastrelle in ceramica. In occasione della mostra a Casa Rusca, Dorici ha deciso di attingere ad alcuni dei suoi medium artistici, che rappresentano significative tappe della sua parabola creativa.

La serie di stampe esposta nel corridoio dei “sotterranei” del Museo richiama l’incisione che, insieme alla pittura, è stata la tecnica adottata dall’artista nei primi anni di attività. Spinto dal forte interesse per l’arte calcografica, nel 2005 Dorici si trasferisce a Parigi per specializzarsi presso l’Atelier Contrepoint con Hector Saunier. Le opere grafiche in mostra, realizzate appositamente per l’occasione, rivelano che Alex non ha mai abbandonato questa tecnica e che anzi, desidera sperimentarla costantemente. Coerente con la sua tendenza al recupero di materiali o luoghi in disuso, realizza le stampe grazie a un tirabozze artigianale di una vecchia stamperia a Lugano. Si serve del nastro adesivo per delineare la matrice – come per le maschere delle sue tele geometriche – e il risultato grafico è dato pertanto dai bordi dello scotch, che consentono allo spazio bidimensionale del foglio di assumere una nuova tridimensionalità, in un persistente sviluppo compositivo. Sceglie l’inchiostro blu, colore che ripropone nella prima grande sala e che, in contrasto con il bianco del foglio, richiama i lavori più recenti realizzati con gli azulejos, piastrelle in ceramica legate alla tradizione portoghese dove, al contrario, le figure geometriche blu spiccano sul fondo lucido bianco.  La stampa esalta in modo evidente le sovrapposizioni delle diverse parti di nastro, segni contraddistintivi del lavoro di Dorici: l’artista infatti non si serve del taglierino per staccare i pezzi, ma compie lo strappo – inevitabilmente irregolare – a mano, abbracciando lo spirito d’improvvisazione dell’opera dello street artist, ruolo in cui Dorici si è calato al suo ritorno da Parigi, nel 2010.

Come già intuito nella pittura, inaffrontabile per l’artista su una tela candida, altresì a suo agio solo su supporti già macchiati o impiegati da altri, anche gli interventi urbani hanno radici nella predilezione per il recupero. A Lugano Alex desidera esprimersi operando in luoghi in disuso, creando nuovi volumi “adesivi” sulle vetrine abbandonate della città. Il museo a cielo aperto gli permette così di avvicinarsi al pubblico, modificandone l’”habitat urbano” e scatenandone le inevitabili reazioni. L’avventura di street art dura tre anni, dopodiché questo tipo di lavoro troverà la sua affermazione museale, come si nota nella prima grande sala della mostra a Casa Rusca.   
Spinto dall’ istinto di utilizzare tutte le superfici possibili dello spazio a disposizione – non dimenticando la continua ricerca di equilibrio tra forma, colore e composizione – Dorici desidera mettere al centro di tutte le sue installazioni il visitatore. Quest’ultimo si ritrova in una stanza dove le linee blu del nastro adesivo ridisegnano le pareti e il pavimento, in un effetto che stupisce e disorienta. Lo scotch drawing viene realizzato in un’ottica di analisi dello spazio e di rielaborazione dell’area di intervento. I solidi geometrici che fanno irruzione nella stanza si protraggono in maniera verticale, come verticali sono la maggioranza delle tele presentate in mostra e lo stesso dicasi per le figure della serie di tavole e l’installazione piramidale dell’ultima sala. Il pensiero dell’artista è evolutivo, va verso l’alto, si eleva trasformandosi costantemente.

In questa progressione, il nastro adesivo trova il suo sviluppo tridimensionale nella corda, protagonista della sala conclusiva dell’esposizione e delle installazioni degli ultimi anni. Qui entra in gioco un altro aspetto caro all’artista: la luce. La corda infatti è fotoluminescente e con lo svanire dell’illuminazione, ogni due minuti, la stanza si tramuta stupendo il visitatore, che oltre ad essere catapultato in un sorprendente vortice spaziale è alle prese con una nuova indagine sensoriale. Con le luci spente la corda diviene infatti fluorescente, quasi virtuale ed è inevitabile il desiderio di avvicinarsi, quasi a toccarla, sì da addentrarsi nel sapiente incrocio di linee. Ancora una volta l’artista pone lo spettatore al centro della sua opera, facendolo diventare parte del suo intervento, coinvolgendolo non solo intellettualmente ma anche “fisicamente”.  

Alex Dorici si muove in un progetto chiaramente definito, dove si ritrovano in varie declinazioni le stesse forme, gli stessi moduli, in un flusso ininterrotto di ideazione e creazione. Lo scaturire delle sue linee, delle sue geometrie, trova concretizzazione nella grafica, nella pittura e nell’installazione site-specific, sempre con l’intenzione di appropriarsi dello spazio, di trasformare la percezione di esso e di creare nuovi equilibri con il quale il fruitore è spinto a confrontarsi.
Chissà quali ulteriori materiali approderanno in futuro all’Artelier. Certamente permetteranno ancora una volta di constatare un’evoluzione artistica inarrestabile.